martedì 30 marzo 2010

lastampa.it: Nichi, obiettivo nazionale

Nichi, obiettivo nazionale
"Via i politici cinici e freddi"



Dalla Puglia parte la rincorsa
di Vendola alla leadership Pd

BARI
Sbaraglia i suoi avversari del centrodestra e anche quelli esistenti nella sua stessa coalizione, e da oggi per Nichi Vendola si apre ufficialmente la partita per diventare leader nazionale del centrosinistra.

Vendola travolge e avvolge: travolge la politica nazionale e costringe il ministro Raffaele Fitto, da sempre suo antagonista, alle dimissioni. E avvolge con le sue poesie che ora, alla Puglia ormai «rossa», sembrano - dicono i suoi collaboratori - «parole di speranza, di futuro migliore».

«Non possiamo pensare di vincere - dice Vendola alla sua coalizione - se ragioniamo con lo schema Berlusconi e anti-Berlusconi. Possiamo vincere se al berlusconismo contrapponiamo una idea di partecipazione democratica, di coinvolgimento delle giovani generazioni, cioè se riusciamo a trasformare la politica che oggi è percepita soprattutto dalle generazioni più giovani come criptica, astrusa, autoreferenziale, cinica, fredda».

Il leader di Sinistra ecologia e libertà parla ai giornalisti in tarda mattinata, davanti alla sua fabbrica, in via De Rossi, a Bari, mentre anche su Facebook si apre un grande e vivace dibattito sulla possibilità che proprio Vendola possa essere il nuovo leader del centrosinistra. La “fabbrica” - come quelle nate in tutta la Puglia - in questa campagna elettorale ha raccolto in modo del tutto spontaneo giovani volontari, idee, elaborazione di progetti. Un’esperienza che Vendola non vuole mettere nel cassetto e annuncia che terrà un’assemblea generale di tutte le fabbriche.

Parla con i giornalisti che lo attendono con la consapevolezza di chi non solo è stato riconfermato, non solo ha raccolto consensi che superano la sua coalizione, ma di chi può oggi usare le parole di un vero leader: facendo un’analisi impietosa del voto, criticando, beccando, lasciandosi andare a suggerimenti, puntando i piedi sulla necessità di un cambiamento reale della politica che non può più essere concepita come una «cattedra di pedagogia ambulante». Una politica che deve fare «come il buon samaritano del vangelo di Luca: deve innanzitutto vedere». Vedere la sofferenza sociale, il dolore sociale. Vendola è così: non ha vergogna, lui, un politico, di parlare di sofferenza, di dolore, di speranza, di di una «connessione sentimentale» con i pugliesi. Insomma la politica «deve essere in grado - dice - di costruire una risposta a tante domande di giustizia sociale, a tante domande di libertà che oggi sono denegate». E a chi gli fa notare questo suo ormai marcato ruolo di leader nazionale, risponde: «»Io sarei più contento di sapere qual è il futuro del centrosinistra in Italia piuttosto che conoscere in così largo anticipo il nome del leader del futuro centrosinistra. Il problema è che il centrosinistra ancora una volta - ammette - conosce una sconfitta, tanto più pesante «perchè avviene nel pieno della crisi del berlusconismo».

E poi si lascia andare all’affondo: «Credo che ciascun attore del centrosinistra sia inadeguato, sia portatore di una storia parziale, di cose anche importanti, ma del tutto inadeguato alla necessità di ricostruire una egemonia culturale e politica a sinistra». Ciascuno di questi attori - dice Vendola - «dovrebbe fare un passo indietro, per poter fare tutti insieme un passo avanti» per mettere in piedi il cantiere dell’alternativa. Vendola è assolutamente certo: nel centrosinistra «mancano le forme dell’agire politico, mancano ancora le parole. Il vocabolario dell’alternativa non è stato ancora scritto».

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