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mercoledì 4 maggio 2011

Nichi Vendola incontra i lavoratori di Nokia-Siemens-Jabil

COMUNICATO STAMPA

Nichi Vendola incontra i lavoratori di Nokia-Siemens-Jabil

L'8 maggio 2011, nella giornata caratterizzata dall'iniziativa a sostegno di Giuliano Pisapia all'arco della pace a Milano, il Presidente della Regione Puglia e Presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà Nichi Vendola incontrerà una rappresentanza di lavoratori della Nokia-Siemens e Jabil di Cassina De' Pecchi (MI).

Lo stabilimento, attualmente occupato dalle attività di ricerca di Nokia-Siemens nel campo della banda larga e dei ponti radio, e dall'attività di produzione della Jabil, rischia la chiusura a causa del combinato disposto del trasferimento e contemporanea riduzione del personale dell'attività di ricerca, e del progressivo abbandono delle attività da parte della società Jabil, che aveva rilevato la parte di produzione di Nokia-Siemens.

A rischio ci sono 1200 lavoratori.

La vicenda di Nokia-Siemens e Jabil è emblematica del fallimento delle politiche del centrodestra a tutti i livelli: dal sindaco, deputato leghista, che si rifiuta di vincolare ad uso industriale l'area del sito, aprendo così la porta alla speculazione edilizia; passando per la Regione, che dilapida i pochi fondi destinati alla banda larga senza mantenere l'occupazione d'eccellenza già presente in Lombardia; al ministro Romani, che a parole dice di puntare nell'alta tecnologia ma nei fatti non fa nulla per impedire il trasferimento all'estero dei siti tecnologicamente avanzati presenti in Italia.

L'8 maggio andremo in piazza a dire, anche ai lavoratori di Nokia-Siemens-Jabil, che c'é un'Italia migliore, e che staremo al loro fianco nella loro lotta.


Sinistra Ecologia Libertà - Milano

Sinistra Ecologia Libertà - Cassina De' Pecchi

lunedì 23 agosto 2010

All'Italia serve una politica industriale

Intervista a Nichi Vendola: «All'Italia serve una politica industriale»
Vincenzo Del Giudice - ilsole24ore.com

BARI - «Il racconto che io immagino rompe le porte blindate dell'economicismo. Produrre e distribuire ricchezza, promuovere il benessere di tutti, coniugare economia ed ecologia, trovare il giusto equilibrio tra profitto dell'impresa privata e valorizzazione dei beni comuni». Nichi Vendola, il governatore della Puglia cui piacciono i racconti, colui che ha deciso di sparigliare il centro-sinistra con la sua candidatura alle primarie parla di economia, Fiat, tasse e crisi. «Il dibattito dell'economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell'etica della responsabilità che per me significa confronti con l'inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo. Cos'è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro e ucciso milioni di imprese?».

Ecco, nel suo programma c'è una politica industriale?
Una politica industriale intanto bisogna avercela. Per Berlusconi è opzionale. Pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che è una tragedia civile e sociale. Non esiste un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinché essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al più basso costo, di come possano competere usando la chiave magica che apre la porta dei mercati globali: la qualità delle produzioni, il contenuto di innovazione dei prodotti. Non so se è una bestemmia dire che è necessario l'intervento pubblico in economia, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio.

Le si è detto molto contrario, dando la sua solidarietà ai lavoratori di Pomigliano, all'accordo proposto dalla Fiat. Che invece è stato ritenuto da molti, anche nel centro-sinistra, un fatto positivo.
La Fiat ha goduto di molti privilegi nella storia italiana. Non solo è stata monopolista nazionale dell'industria automobilistica ma è stata paradigma culturale su cui si è edificato il boom economico e un intero modello di sviluppo. L'Italia merita maggiore rispetto da parte della Fiat. A Pomigliano la Fiat ha scritto una pagina orribile di modernità ottocentesca.

Però delocalizzare è un diritto. O no?
Le delocalizzazioni non si possono impedire, certo, non a quelle imprese che abbiano investito e rischiato in proprio. Ma quelle che hanno beneficiato ciclicamente di ciclopiche risorse statali forse dovrebbero essere in qualche modo chiamate ad assumersi qualche responsabilità di tipo "patriottico". O per caso è stato Marchionne a finanziare la rottamazione delle auto?

Presidente, se lei diventasse capo del governo quale tipo di fiscalità attuerebbe?
Le tasse non sono un crimine o una patologia sociale: questa è stata la litania della destra planetaria. Piuttosto, l'evasione è un crimine, largamente incoraggiato dall'attuale classe dirigente berlusconiana. Le tasse sono un'architrave degli Stati moderni e rappresentano un nodo decisivo della perequazione sociale. La leva fiscale va alleggerita drasticamente nei confronti dei ceti popolari, ma anche nei confronti del sistema d'impresa la leva fiscale può essere usata per orientare scelte di modernizzazione. Non sono contrario alla Tobin tax e la carbon tax.

La crisi è ancora in atto, qual è la sua ricetta per uscirne?
Io penso che per fare ripartire l'economia bisogna uscire dall'angolo della superstizione liberista, in cui si canta il "de profundis" della spesa pubblica e si considera l'abbattimento del debito come una specie di dio pagano a cui sacrificare i poveri, le famiglie, le partite Iva, il welfare, e anche un pezzo di civiltà europea. Penso che oggi occorre sostenere la domanda interna, dare ossigeno ai ceti medio-bassi, aumentare l'area di consumo, sbloccare la spesa degli enti locali ibernata dalle ridicole penalità delle norme sul patto di stabilità. L'Italia affronta sacrifici durissimi senza alcuna prospettiva di crescita e un'intera generazione viene tagliata fuori dalla prospettiva del lavoro e del futuro.

Delinea una situazione tragica.
L'Italia sta precipitando in un buco nero, di un vuoto di classe dirigente, in una vertigine di pubblica immoralità. Serve ripartire proprio da questa nuova generazione, a cui non si può promettere la favola bella della flessibilità (una vita produttiva multidimensionale) e offrire poi l'incubo della precarietà.

SFIDA SULLE PRIMARIE

L'annuncio di Vendola
Circa un mese fa il governatore della Puglia Nichi Vendola lancia un sasso nelle acque del centro-sinistra e annuncia: mi candiderò alle primarie di coalizione in vista delle prossime elezioni politiche. Il suo proclama ha avviato il dibattito anche nel partito democratico fino a quel momento orientato ad appoggiare un'eventuale candidatura di Pier Luigi Bersani

Chiamparino raccoglie la sfida
Nei giorni immediatamente successivi all'annuncio di Vendola all'interno del Pd cominciano a circolare diversi di nomi di possibili competitor del governatore pugliese: da Enrico Letta a Matteo Renzi fino a Nicola Zingaretti. Finché il sindaco di Torino Sergio Chiamparino non si decide a rompere gli indugi. In un'intervista pubblicata sul Sole 24 Ore del 5 agosto il presidente dell'Anci si dice d'accordo a utilizzare le primarie per la scelta del futuro leader del centro-sinistra e al tempo stesso si dichiara pronto a raccogliere la sfida lanciata da Vendola

Il dietrofront di De Magistris
Tempo una settimana e anche l'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris annuncia di essere pronto a correre alle primarie. In realtà già il giorno dopo l'ex pm ridimensiona le sue intenzioni, forse a causa della scarsa simpatia che il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ha sempre manifestato per questo strumento

venerdì 2 aprile 2010

“L’alternativa possibile” di Nichi Vendola

Per il popolo del centrosinistra, e anche per molti dei suoi dirigenti, è stata una amara delusione. Ci eravamo illusi che le vistose crepe nell’edificio del berlusconismo, le contraddizioni e le divisioni, le malcelate contrapposizioni fra gruppi di potere, le smagliature nell’ipnotico racconto berlusconiano, dalla ricomparsa della spazzatura nelle strade campane alla permanenza delle macerie in quelle dell’Aquila, dovessero immediatamente tradursi in un vertiginoso calo dei consensi elettorali.
Non è stato così, e anche dove si è effettivamente verificato quel calo di consensi ha premiato non il centrosinistra ma un’altra destra, forse più
coerente e omogenea, di certo ancor più temibile, quella leghista.
Ma perché le cose sarebbero dovute andare altrimenti? Quale racconto diverso e alternativo ha saputo costruire il centrosinistra nei due anni che ci separano dallo sfondamento del centrodestra nelle elezioni politiche? Quali antidoti e anticorpi ha messo in campo per contrastare quei fenomeni profondi e incisivi, sociali e culturali oltre che politici, che sono il berlusconismo e lo spostamento a destra dell’intera società italiana?
Non possiamo, come nell’antico adagio cinese, restare seduti sulla sponda del fiume aspettando che passi il cadavere del nostro nemico. Se il centrosinistra non troverà il coraggio di guardarsi senza ipocrisie allo specchio, accorgendosi di quale vasto cimitero è spesso diventato, scoprendo l’impedimento e l’ostacolo che esso stesso oggi rappresenta, la crisi del berlusconismo si risolverà solo in un’ulteriore e ancor più fonda deriva di destra.
Quello che ci si richiede è un lavoro di lunga lena, metodico e paziente: non un miracolo o un colpo di bacchetta magica. Questo è il tempo della semina, senza la quale non arriverà mai il raccolto, non fra tre e neppure fra dieci anni. E dobbiamo sapere che non esistono formule salvifiche e preconfezionate. Non basterà neppure il «ritorno ai territori», in questi casi continuamente, e giustamente, evocato. Al territorialismo della Lega, che reagisce al trauma della globalizzazione con un messaggio di chiusura, contrapposizione ed egoistica difesa degli interessi minuti locali dobbiamo saper opporre un territorialismo altrettanto radicato ma opposto: cosmopolita, aperto, solidale, capace di usare le specificità locali come leva per una valorizzazione complessiva delle differenze.
Non basteranno neppure le primarie, che pure, come l’esperienza della Puglia dimostra, comportano uno scatto imponente in termini di partecipazione e rimotivazione diffusa. Ma una politica che voglia essere davvero «buona» e partecipativa non può limitarsi a convocare ogni tanto il popolo per chiedergli di esercitare, con le primarie, il potere decisionale che gli spetta. Deve saper modificare i termini stessi del rapporto tra rappresentanti e rappresentati, rendendoli sempre e comunque orizzontali anziché verticali, fondati sullo scambio e il dialogo anziché sulla formula novecentesca della delega in bianco. Dobbiamo chiedere alla nostra gente di intervenire attivamente in ogni occasione, e altrettanto diretti devono saper essere «i rappresentanti». A una platea che esplode in applausi scroscianti quando si parla di raccolta differenziata bisogna chiedere non di applaudire ma di praticare effettivamente quella raccolta differenziata, di agire subito per dar seguito nei fatti a quello che proclamiamo e che applaudiamo. Per sperimentare concretamente, qui ed ora, nella quotidianità, un altro modo di vivere.
Dobbiamo anche avere, tutti, il coraggio di ammettere l’inadeguatezza degli strumenti di cui disponiamo, dei partiti che abbiamo costruito in questi anni. Rischiamo di avere partiti leggerissimi quanto a consenso e partecipazione e pesanti, elefantiaci quanto ad apparati. Non è stata la via giusta sinora. Lo sarà ancor di meno in futuro.
Dobbiamo, infine, restituire spessore e senso a quel termine, «alternativa», che è oggi vuoto e che per questo non esercita più alcuna attrazione, non ridesta emozioni, non suscita speranze. Potrebbe forse essere un buon punto di partenza organizzare ovunque incontri liberi e di massa, quasi delle vere lezioni partecipate, su ciascuno dei termini di quel vocabolario che abbiamo smarrito e la cui eclisse spiega e giustifica più d’ogni altra cosa il dilagare della cultura e del sistema di disvalori della destra nel nostro paese.
Svincolata e astratta dal lavoro, la parola di cui la destra di Berlusconi più frequentemente abusa, «libertà», rovescia il suo più intimo significato. Intrecciare di nuovo lavoro e libertà, riscoprire il nesso indissolubile che c’è tra loro, è forse oggi la priorità assoluta, e più che mai di fronte all’assalto contro l’art. 18, circondato anche nel centrosinistra da un colpevole e suicida silenzio nel corso della campagna elettorale. Quel silenzio del centrosinistra va interrotto, tanto più alla luce della decisione di Napolitano di rinviare la legge di riforma del diritto del lavoro alle Camere. E’ necessario che tutta l’opposizione si mobiliti subito unitariamente e organizzi una grande manifestazione per respingere questo
attacco contro uno dei più elementari diritti di libertà del lavoro.
Sino a che la parola «alternativa» non tornerà a indicare materialmente la possibilità effettiva, a portata di mano, di una vita diversa, tutti i discorsi sulle alleanze e sulle possibili alchimie politiche sono destinati a restare solo chiacchiericcio e vaniloquio. Faccio solo due esempi: la liberazione delle nuove generazioni dalla gabbia del precariato e il ripristino del primato dei beni comuni contro l’onnivora invasione della logica del mercato e del profitto. Basterebbe questo a dare il senso di cosa deve significare alternativa.
Nichi Vendola

giovedì 1 aprile 2010

Intervista a Nichi Vendola “Non c’è futuro per i partiti io punto sulle virtù civiche”

BARI «I morti seppelliscono i morti. Concentriamoci sui vivi».
Nichi Vendola dà già per stecchito Bersani.
«Io penso invece che siano finiti i partiti. Consumati, inadeguati, fuori dalle virtù civiche. Non voglio più essere scambiato per uno degli esorcisti che tentano di far vivere chi è defunto».
Bersani, invece…
«Non commento i destini personali. Penso a quel che dovrà succedere».
Succederà che porterà le sue poesie a Roma.
«Anche la poesia, sì. La poesia è nei fatti è stato il mio slogan elettorale. Porterò l’esperienza delle fabbriche».
Sembra che la Puglia sia piena di operai. Invece lei fabbrica parole.
«Sono luoghi in cui le esperienze si coagulano, la gente si ritrova insieme e resta insieme. Sono posti in cui si coopera per un’idea di governo. Cooperazione: l’uno a fianco all’altro. Invece mi dica lei cosa sono i partiti».
Dica lei.
«Aree delimitate da una specie di filo spinato in cui la competizione è sfacciata, ossi di seppia, luoghi pieni di detriti, posti senza anima. I partiti sono fuori dal popolo, oltre la gente. A volte contro di essa. Una catena, una rete oligarchica e distante».
Nelle sue fabbriche invece c’è piena occupazione
«ha visto quanta gente? Cento- quaranta sono le fabbriche. E fabbricano speranze, sono connesse alle piazze, alle vite degli ultimi. Altrimenti io come avrei fatto, come avrei potuto vincere?».
In effetti D’Alema aveva garantito che avrebbe perso.
«Quando le differenze sono politiche è inutile commentare con parole senza riguardo».
La sua è sempre una costruzione innocentista, anche se parecchio sanguinante della realtà. Però se annusa le liste che l’hanno sostenuta troverà qualche brigante.
«Ed frutto di questo sistema, siamo figli di questi partiti. La ragione per cui le ho detto che la loro vita naturale si deve considerare conclusa».
Per esempio: l’ex segretario del Pd pugliese, inquisito, annuncia il ritiro dalla politica. Però giacché è già candidato aspetta di vedere i risultati. Eletto. Finita la festa, gabbato il santo.
«Aveva detto che lasciava ed è assai opportuno che tenga fede all’impegno».
La moralità.
«La moralità dobbiamo ritrovare, sì. La vita sobria, anche umile. Io non ho partecipato a una sola festa, e sa che Bari è piuttosto generosa nell’offerta, perché mi sembrava utile non apparire. Io devo difendere la mia persona dal rischio di divenire solo un personaggio e mi produco in periodi di astinenza: dalla tv  e dal potere. Voglio riuscire a non farmi mangiare dal potere».
A lei si rivolgono con devozione di stampo berlusconiano.
«Quale Berlusconi! Qui in Puglia c’è stata semina. Ed ora c’è raccolto. Nell’innovazione abbiamo investito un miliardo e 700 milioni di euro. Il budget della giunta precedente era di 80 milioni di euro. Innovazione. Cioè ricerca, nuove competenze, apertura di carriere per chi inizia il lavoro. Cultura. Abbiamo la più possente e tecnologica macchina di Protezione civile, un sistema unico di telecontrollo del territorio. E quando ripartirà l’economia vedrà la Puglia come correrà. Altrove forse il raccolto non c’è stato perché nessuno ha pensato di seminare».
Berlusconi ha seminato?
«Lui è riuscito nel miracolo di separare il concetto della libertà dal lavoro. Il lavoro è scomparso. La sinistra nemmeno sene è accorta. Lui ha cancellato l’articolo 18 e l’opposizione quasi non s’è destata dal torpore. Questo è il centrosinistra delle allusioni, perciò diviene il centrosinistra delle illusioni. Ed ecco qui il risultato».
Il partito non c’è più.
«Partito: participio passato. Cioè e anche: fuggito, sparito. Scomparso».
Il partito democratico.
«Il fuggito democratico».
Poesia pura.
«Berlusconi lascia solo solitudini. E noi che stiamo dall’altra parte non abbiamo strumenti, non capiamo, non agiamo. Competiamo. Sappiamo unicamente competere tra noi».
Sapete solo scannarvi.
«E il frutto della formula sbagliata. Non sono gli uomini. La leadership è una funzione non una finalità. Non ho la forza di connettere quello con l’altro, l’operaio e il borghese, il giovane e l’anziano, il diversamente abile, colui che è fragile. E provo a vincere da solo, corro per dominare».
Dunque: bisogna buttare giù il partito democratico e tutto l’edificato urbano delle periferie di sinistra e costruire la nuova fabbrica del consenso.
«Rischio di ficcarmi nel buco nero del nuovisino, una moda nefasta. Ma osservo la realtà: ossi di seppia sono divenuti i partiti. Io porto le fabbriche, un segno nella costellazione. Contribuisco così. A fine aprile avremo gli stati generali delle fabbriche. Tutta Italia».
Tutta l’Italia di centrosinistra in Puglia, per uno stage formativo.
«Da quel punto di vista sì. Siamo imbattibili a utilizzare al meglio gli strumenti e le parole: connettere, coinvolgere, gratificare. Vede la meraviglia del volontariato, vede la forza oscura dell’anima, il piacere di costruire qualcosa di nuovo. Quanti soldi sarebbero serviti? E con quei soldi cosa mai avremmo ottenuto?».
Antonello Caporale

mercoledì 31 marzo 2010

Comunicato stampa

Elezioni regionali 2010: Chiara Cremonesi di Sinistra Ecologia Libertà è seconda per preferenze tra i candidati del centrosinistra a Cassina De' Pecchi




In una tornata elettorale che decreta complessivamente le forti difficoltà delle forze progressiste ad intercettare il consenso popolare, emergono a nostro avviso importanti segni di cambiamento.


La strepitosa vittoria del coordinatore nazionale di SEL Nichi Vendola in Puglia, regione storicamente di destra, è il più importante di questi.

Vendola è stato prima ricandidato con un voto plebiscitario del popolo del centrosinistra pugliese alle elezioni primarie, e poi è stato riconfermato alla carica di governatore, unico tra i candidati di centrosinistra in regioni considerate "in bilico".

Il successo della "primavera pugliese" ha dimostrato che una nuova sinistra è possibile. Una sinistra che esce dai vecchi schemi, che rinnova profondamente la propria classe dirigente, che ritorna in contatto con la gente, strada per strada, casa per casa. Una sinistra che torna a parlare di lavoro, di difesa dell'ambiente, dell'acqua pubblica. Una sinistra che rimette al centro la questione morale.

Laddove la sinistra non è stata capace di rinnovarsi è stata sonoramente punita da un elettorato sempre più stanco e deluso dall'assenza di nuove idee e nuove proposte. Solo una nuova sinistra potrà competere con la Lega nel nord del paese e con il PDL che mantiene le sue posizioni nel centro-sud.


Nel nostro piccolo, a Cassina, emerge l'ottimo risultato della neo eletta consigliere regionale Chiara Cremonesi, che risulta essere la seconda candidata per numero di preferenze nel centrosinistra, collocandosi subito dietro il capolista del PD.

Facciamo i nostri complimenti a Chiara e ringraziamo i tanti cittadini che ci hanno aiutato ad eleggerla.

Sarà nostro compito tenere il collegamento tra il nostro consigliere e il territorio, per far sì che le istanze cassinesi in regione siano degnamente rappresentate, e cercheremo di fare in modo di poter prossimamente festeggiare la "primavera lombarda".




SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' - circolo di Cassina De' Pecchi


martedì 30 marzo 2010

lastampa.it: Nichi, obiettivo nazionale

Nichi, obiettivo nazionale
"Via i politici cinici e freddi"



Dalla Puglia parte la rincorsa
di Vendola alla leadership Pd

BARI
Sbaraglia i suoi avversari del centrodestra e anche quelli esistenti nella sua stessa coalizione, e da oggi per Nichi Vendola si apre ufficialmente la partita per diventare leader nazionale del centrosinistra.

Vendola travolge e avvolge: travolge la politica nazionale e costringe il ministro Raffaele Fitto, da sempre suo antagonista, alle dimissioni. E avvolge con le sue poesie che ora, alla Puglia ormai «rossa», sembrano - dicono i suoi collaboratori - «parole di speranza, di futuro migliore».

«Non possiamo pensare di vincere - dice Vendola alla sua coalizione - se ragioniamo con lo schema Berlusconi e anti-Berlusconi. Possiamo vincere se al berlusconismo contrapponiamo una idea di partecipazione democratica, di coinvolgimento delle giovani generazioni, cioè se riusciamo a trasformare la politica che oggi è percepita soprattutto dalle generazioni più giovani come criptica, astrusa, autoreferenziale, cinica, fredda».

Il leader di Sinistra ecologia e libertà parla ai giornalisti in tarda mattinata, davanti alla sua fabbrica, in via De Rossi, a Bari, mentre anche su Facebook si apre un grande e vivace dibattito sulla possibilità che proprio Vendola possa essere il nuovo leader del centrosinistra. La “fabbrica” - come quelle nate in tutta la Puglia - in questa campagna elettorale ha raccolto in modo del tutto spontaneo giovani volontari, idee, elaborazione di progetti. Un’esperienza che Vendola non vuole mettere nel cassetto e annuncia che terrà un’assemblea generale di tutte le fabbriche.

Parla con i giornalisti che lo attendono con la consapevolezza di chi non solo è stato riconfermato, non solo ha raccolto consensi che superano la sua coalizione, ma di chi può oggi usare le parole di un vero leader: facendo un’analisi impietosa del voto, criticando, beccando, lasciandosi andare a suggerimenti, puntando i piedi sulla necessità di un cambiamento reale della politica che non può più essere concepita come una «cattedra di pedagogia ambulante». Una politica che deve fare «come il buon samaritano del vangelo di Luca: deve innanzitutto vedere». Vedere la sofferenza sociale, il dolore sociale. Vendola è così: non ha vergogna, lui, un politico, di parlare di sofferenza, di dolore, di speranza, di di una «connessione sentimentale» con i pugliesi. Insomma la politica «deve essere in grado - dice - di costruire una risposta a tante domande di giustizia sociale, a tante domande di libertà che oggi sono denegate». E a chi gli fa notare questo suo ormai marcato ruolo di leader nazionale, risponde: «»Io sarei più contento di sapere qual è il futuro del centrosinistra in Italia piuttosto che conoscere in così largo anticipo il nome del leader del futuro centrosinistra. Il problema è che il centrosinistra ancora una volta - ammette - conosce una sconfitta, tanto più pesante «perchè avviene nel pieno della crisi del berlusconismo».

E poi si lascia andare all’affondo: «Credo che ciascun attore del centrosinistra sia inadeguato, sia portatore di una storia parziale, di cose anche importanti, ma del tutto inadeguato alla necessità di ricostruire una egemonia culturale e politica a sinistra». Ciascuno di questi attori - dice Vendola - «dovrebbe fare un passo indietro, per poter fare tutti insieme un passo avanti» per mettere in piedi il cantiere dell’alternativa. Vendola è assolutamente certo: nel centrosinistra «mancano le forme dell’agire politico, mancano ancora le parole. Il vocabolario dell’alternativa non è stato ancora scritto».