giovedì 1 luglio 2010
Ottimo risultato per il comitato per l'acqua pubblica
Le esperienze, in varie parti d'Italia, di privatizzazione dei servizi idrici hanno portato ad un generale decadimento dei servizi e ad un netto aumento delle tariffe.
L'acqua, come monopolio naturale e ancor di più come elemento fondamentale per la vita, è e deve rimanere in mano pubblica.
Eccellente è stata la risposta ai tanti banchetti del comitato, composto oltre che da Sinistra Ecologia Libertà, dalla Fabbrica di Cassina, da Cittadinanza e Cambiamento, dal PD, da RC, dal Progetto Cassina, dalla Lista Civica Cassina Sant'Agata e dalle cooperative (adesso fusesi tra loro) La Speranza e Circolo famigliare di Sant'Agata.
Dall'assemblea regionale di Sel, un coordinamento rappresentativo dei territori
Si è svolta sabato 19 giugno allo Spazio Arte di Sesto San Giovanni l'assemblea regionale di Sinistra Ecologia Libertà.
A introdurre i lavori, presieduti da Gianni Confalonieri, l'intervento di Pino Vanacore che ha tracciato un'analisi del quadro politico in Lombardia, delineando gli ambiti di azione di Sel.
E' poi intervenuta la consigliera regionale Chiara Cremonesi, ragionando sulle priorità da affrontare e sul possibile contributo dell'attività istituzionale alla definizione del profilo politico e programmatico di Sel.
Infine, Tino Magni ha affrontato le questioni organizzative, sottolineando l'importanza di darsi strumenti legittimati dall'assemblea per traghettare Sel verso la fase congressuale di ottobre.
Dopo molti appassionati interventi, è stato approvato un documento conclusivo, illustrato da Sandro Pollio, che fissa gli obiettivi politici di Sel per i prossimi mesi ed è stato votato un coordinamento regionale rappresentativo dei territori.
All'assemblea ha partecipato il delegato della sezione cassinese Alessandro Simeone.
Repubblica Firenze: inquietanti manovre di Jabil a Cassina de' Pecchi
Repubblica — 19 giugno 2010 pagina 1 sezione: FIRENZE
I SINDACATI, la rsu, le organizzazioni territoriali ma anche quelle nazionali dei metalmeccanici, vanno a Roma, ieri, al ministero del lavoro per discutere di come si stia evolvendo la situazione Isi (Italia Solare Industrie), l'azienda chea Scandicci ha preso il posto della multinazionale Electrolux: con l'impegno di produrre pannelli solari invece di frigoriferi e che, da due anni, non è ancora pienamente decollata. Da maggio usa la cassa integrazione e, dei 100 megawatt di produzione previsti, per ora funziona solo una linea da 25. Vanno anche al ministero delle attività produttive e lì apprendono, insieme all'amministratore delegato Massimo Fojanesi, anche lui secondo i sindacati all'oscuro, che Isi è piombata in un «calderone inaffidabile». Come lo chiama Evaristo Agnelli, Fiom nazionale, deciso, come gli altri sindacalisti, a tirarne fuori l'azienda fiorentina, che proprio ora sta trovando ordini, possibili nuovi soci e la garanzia di Fidi Toscana. I SINDACATI scoprono che il nodo della matassa fa capo al fondo americano Mercatech che, attraverso la holding Energia Futura, è proprietario di Isi al 30%. La storia, spiegano sia Agnelli che Cesare De Santis della Fiom fiorentina, sta così. Mercatech, insieme a alcuni manager di Jabil Italia ha comprato da Jabil Usa (colosso mondiale di componentistica elettronica), che se ne voleva disfare perché non redditizi, i due stabilimenti italiani di Cassina de' Pecchi (Milano) e Marcianise in provincia di Caserta. «Ne abbiamo avuto conferma dal ministero delle attività produttive», spiegano i sindacalisti. «Mercatech e i manager Jabil hanno presentato un piano industriale inquietante in cui si unisce Isi agli altri due stabilimenti senza capire cosa ci faccia. Hanno anche richiesto finanziamenti pubblici che non otterranno mai per rilanciare Marcianise. Noi temiamo che, attraverso un finto piano industriale, vogliano fare una speculazione, magari conquistandosi gli immobili». I sindacati si sono preoccupati: cosa c'entra Scandicci? «Tutto ciò su cui quelli di Jabil Italia hanno messo le mani è andato a rotoli, non sembrano tanto affidabili - protesta Agnelli Mercatech era azionista anche della Tibi a Mestre che poi è fallita». I sindacati hanno chiesto al ministero di tenere le sorti di Isi separate dal resto. E di vedere per intero i bilanci dell'azienda di Scandicci «per capire dove sono finiti i soldi per la reindustrializzzazione». Per fortuna, spiega De Santis, «anche Fojanesi intende proseguire l'attività di Isi senza mescolarsi in avventure incerte».
Aggiunge: «Al ministero abbiamo anche scoperto che avevamo ragione noi che sospettavamo mancasse liquidità in azienda: Mercatech non ci ha messo mai niente. Se non aveva soldi, come ha fatto a prendere un gruppo di 1.200 addetti? E' chiaro che qualcosa non torna». D'altra parte i sindacati a Scandicci se l'erano sempre domandato: come mai la green economy tira, gli ordini arrivano e le banche non ci danno credito? Adesso vogliono vederci chiaro e decollare con nuovi soci. -
ILARIA CIUTI
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/19/sospetti-del-sindacato-sul-fondo-usa.html
mercoledì 30 giugno 2010
Ci mancherai, Rina.
E’ il cordoglio espresso in una dichiarazione da Nichi Vendola, per la morte di Rina Gagliardi.
Sentiremo la mancanza della tua penna – aggiunge il portavoce di Sel – che sapeva farci riflettere e arrabbiare e che sapeva farsi temere quando la polemica si faceva dura. Giornaliste come te ne nascono sempre piu’ raramente e da oggi ci sara’ un motivo in meno per curiosare tra le pagine dei giornali’.
Unificazione blog
lunedì 7 giugno 2010
martedì 27 aprile 2010
27 aprile 1937 – 27 aprile 2010: 73° anniversario della scomparsa di Antonio Gramsci
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937) è stato un politico, filosofo e giornalista italiano. Tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia (1921), fu incarcerato fra il 1926 e il 1937 dal regime fascista di Mussolini e rilasciato poco prima della morte, avvenuta in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute durante gli anni di prigionia.
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
11 febbraio 1917